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1default L'Angelica il Dom 18 Nov 2007, 15:34

Mirna


Amministratrice
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Sesso:Femminile Ariete Scimmia
L’Angelica, o Angelica
archangelica, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle
Umbrelliferae originaria di Europa settentrionale ed Asia che fiorisce
in tarda estate.


È sicuramente una delle piante officinali più conosciute e più ricche di storia e curiosità.


Secondo la leggenda, pare che sia stata donata agli uomini dall’Arcangelo Raffaele e durante il Rinascimento, per sottolineare questa sua “nobiltà” era chiamata addirittura Arcangelica alludendo ad una leggenda biblica secondo la quale l’Arcangelo Raffaele avrebbe rivelato le virtù benefiche e del tutto eccezionali di questa pianta all’umanità.
Questa convinzione è nata probabilmente dal fatto che in ebraico, Raffaele significa “Dio che guarisce” ed è per questo motivo che questo arcangelo è considerato come l’angelo della guarigione e il custode dell’umanità.
E fu proprio durante il Rinascimento che l’Angelica riscosse un particolare successo perché le sue proprietà si rivelarono un eccellente rimedio contro la peste.

Il mito narra che l’arcangelo Raffaele apparse nei sogni di un uomo che viveva in un paese flagellato dalla peste,
rivelando il potere della pianta: la popolazione, disperata, seguì i
consigli dell’arcangelo riuscendo finalmente a sconfiggere la malattia.
In passato, era una della piante più preziose ed utilizzate per combattere la difterite e per uso esterno era impiegata contro le affezioni della bocca.
Inoltre, era considerata uno stimolante del sistema linfatico, ottima come coadiuvante nei casi di bronchiti ed in quelli più gravi di tubercolosi.
Convinzioni diffuse anche tra i frati Benedettini che nelle loro ricette a base di erbe e nelle composizioni dei loro famosi liquori, fecero largo impiego dell’Angelica: la troviamo ad esempio in diversi gin e vermut, nello Strega e nello Chartreuse.
Secondo altre credenze molto radicate e diffuse, l’Angelica era un ottimo rimedio per curare qualsiasi tipo di febbre.
Suor Ildegarda, una suora Benedettina tedesca vissuta dal 1098 al 1179 e divenuta in seguito Santa, scrisse nel suo libro di rimedi curativi, un trattamento contro la febbre proprio a base di Angelica: “Quando una persona ha febbre, non importa per quale motivo, prenda radici di Angelica e le pesti un po’.


Così pestate o schiacciate, le copra con un mezzo bicchiere di vino e le lasci riposare tutta la notte.

Il mattino dopo aggiunga ancora un po’ di vino e ne beva a digiuno, faccia questo per tre o cinque giorni e verrà guarito.”
Insomma, diciamo che in passato l’Angelica veniva considerata un po’ il “jolly” della medicina e non a torto era chiamata anche “erba degli angeli” o “erba dello Spirito Santo”.
Ai giorni nostri, nonostante le moderne cure, per gli amanti dei trattamenti naturali c’è ancora spazio per l’Angelica che viene utilizzata nei disturbi del sistema nervoso periferico, per la cura delle piaghe ed ancora, la cura dei fibromi e degli epiteliomi.
L’utilizzo dell’Angelica, è impiegato anche nei casi di affaticamento generale, in quanto quest’erba tonifica l’ipotalamo e stimola l’ipofisi.

Parallelamente combatte le insufficienze epatiche e si impiega nei vomiti spasmodici e nei gonfiori del ventre, è ottima anche nei casi di tracheiti, bronchiti croniche e asme nervose.
Ovviamente, accanto al lato puramente medicinale, c’è anche il lato della superstizione e delle credenze popolari che associano all’Angelica delle altre proprietà un po’ magiche.
Ad esempio, se vi sono offerte delle foglie o dei fiori di Angelica, è per garantirvi una vita lunga e naturalmente sana.

Se invece conservate i fiori e le foglie essiccate tutto l’anno, l’Angelica costituisce un vero e proprio portafortuna, per anime sensibili in cerca dell’ anima gemella.
Ma non è finita qui: l’Angelica è una pianta
veramente versatile ed oltre a scopi farmaceutici e decorativi, può
essere utilizzata anche molto efficacemente in cucina.
Le giovani foglie si consumano sia crude sia cotte, mentre i gambi teneri, una volta canditi, possono servire a decorare le torte.

Ottimo é anche il liquore casalingo ottenuto mettendo a macerare in mezzo litro d’alcool purissimo mezzo etto di radice fresca, ben tritata, e tre mandorle amare.

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